dipendenze

Sin da piccina mi sono sempre mangiata le unghie, una dipendenza che si è ampliata sempre più.

Nei banchi di scuola, durante una verifica, ad un esame, al lavoro, nel momento di una scadenza, ad un appuntamento. Ero sempre alla ricerca delle mie unghie per trovare ristoro, trovare una sorta di tranquillità. Lo facevo e l’ho sempre fatto e credevo fosse quello il mio destino.

Mi giustificavo con la solita frase “sono nervosa” anche per fumare qualche sigaretta, una seconda dipendenza che credevo impossibile da eliminare nella mia vita, nei momenti di noia mi piaceva starmene nella mia tranquillità a fumare una sigaretta e poteva non essere una cosa negativa se poi una sigaretta sono diventate due, poi tre e poi una vera e propria rovina per i miei polmoni e per il mio conto in banca.

Per la prima volta nella mia vita riuscendo a realizzare il mio sogno e sentendomi libera e felice, fuori da una società che mi opprimeva ho smesso. Smesso di fumare e per la prima volta mi sono tagliata le unghie con la forbicina. A voi sembrerà una banalità ma per me è una vera e propria conquista.

Non sento più la necessità di queste mie dipendenze, non ne sento più il bisogno. Ho provato molte volte a togliermi queste oppressioni dalla testa e non ci sono mai riuscita o forse psicologicamente non ci ho mai provato davvero. Ora sono felice di avercela fatta, con una mente libera che pian piano sta iniziando a risolvere tutti i pensieri o problemi della mia vita passata, mettendomi in primo piano, capendo di aver sbagliato in molte occasioni senza essermene mai resa conto.

Sto mettendo me al centro di un piazzale dove ogni parcheggio è parcheggiata una macchina, ogni veicolo contiene delle cose passate da superare. Io sono lì, nuda e cruda al centro con i miei difetti e i miei pregi e mi studio riuscendo una volta per tutte ad andare avanti con tutte le difficoltà che la vita mi ha riservato. Ora mi sta presentando il conto, nel momento di assoluto silenzio di questo viaggio. Nella mia mente sto facendo ragionamenti e pensieri che mi aiutano a pagare la mia parcella.

Ogni persona dovrebbe ritrovarsi a farlo, aiuta a liberare il cervello e ti aiuta a volare come dei bambini con l’immaginazione, ritornando a sognare un’isola che non c’è. (siamo sicuri che non ci sia?)

ERIKA FACCIN
viaggiatrice

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