la falsità

Forse troppo spesso nella mia vita mi sono trovata a dover frenare la mia impulsività per poter stare all’interno della società.

Troppe volte mi è stato detto cosa dovevo o potevo fare. Oppure ho trovato sempre tante persone che avevano paura di quello che potevo dire con la mia genuinità.

E mi sono ritrovata a dover mandar le parole giù, come quando devi ingerire quel boccone di minestra di verdura che tanto odiavi. La mia spontaneità nel dire ad una persona quanto era bella ma anche di dirle il contrario. Ho nuotato per tanto tempo in mezzo alla falsità di alcuni abbracci che nelle mani nascondevano coltelli.

Ho dovuto accettare il mio silenzio per far vivere bene le altre persone ritrovandomi così sommersa nei miei attacchi di panico, nelle mie paure di dire sempre la cosa “giusta”.

Si sa che quando si cerca di far un percorso interiore su sé stessi una cosa del genere, se non è nella tua natura, non la si può accettare. Ho sentito la mia natura che mi chiama forte e chiara e che mi dice di svegliarmi, di tornare ad essere me stessa. Di dire sempre le cose come stanno, di non aver paura, di gridare al mondo quello che sento o che provo senza continuare a pensare se questa cosa possa essere giusta o sbagliata in un mondo dove di solito la cosa sbagliata diventa quella giusta.

Non accetto più sorrisi e finte pacche sulla spalla.

Voglio avere nella mia vita persone vere, senza fronzoli ne maschere, senza trucchi e parrucchi.

Che si sentano libere di dirmi le cose con la naturalezza di un bambino, l’ingenuità che li contraddistingue.

Non solo con “in vino veritas”.

ERIKA FACCIN
viaggiatrice

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